Anno 4 n. 6 – Insegnamenti settimanali 21 maggio 2017

Trovare la via del ritorno

 Nei Detti dei Padri del deserto si trova questo racconto:  “Era successo che uno dei fratelli di Scete [antico nome del Wadi el Natrun, depressione desertica d’Egitto n.d.t.] aveva commesso un grave peccato. Gli anziani si riunirono e chiesero ad Abba Mosè di raggiungerli. Lui rifiutò. Gli anziani gli inviarono un messaggio di questo tenore: ‘Vieni, ti stiamo aspettando’. Allora si alzò e si mise in viaggio, portando con sé un vecchio sacchetto con un buco. Lo riempì di sabbia e lo trascinava dietro di sé. Gli Anziani gli andarono incontro e gli chiesero:’ Padre, che cosa significa questo?’ Il vecchio rispose:’ Si tratta dei miei peccati che si disperdono dietro di me e io non li scorgo neppure. In questo modo sto venendo a giudicare i peccati di un altro’. Avendo sentito ciò, gli anziani non dissero nulla al fratello e lo perdonarono.”

Se l’ego, cercando di garantirsi la sopravvivenza, ci spinge ad esprimere tutta la nostra vulnerabilità e ci fa commettere azioni negative ed egocentriche, allora, come nella storia del deserto, queste si potrebbero chiamare ‘peccati’. Tuttavia, nel silenzio della meditazione ci apriamo alla guida divina e lì intuiamo che insoddisfatte necessità di sopravvivenza hanno ferito il nostro essere e condizionano i nostri atteggiamenti nella vita, causando comportamenti negativi. Con l’aiuto del Cristo interiore possiamo allora modificare il modo di comportarsi dell’ego e col tempo anche superarlo. Come dice Laurence Freeman in Gesù il maestro interiore: “Gesù aveva un ego. Non è che l’ego in se stesso è peccatore. È l’egotismo, la fissazione sull’ego, che ci porta a dimenticare e a tradire il nostro vero Sé. Il peccato capita quando si scambia l’ego per il vero Sé.”

Al di là dell’orientamento spirituale, possiamo approfondire la consapevolezza di ciò che facciamo, attraverso l’attenzione cosciente a pensieri, sentimenti e sensazioni.  Ciò a sua volta zittirà gradualmente il nostro critico interiore, a cui piace giudicarci e rimproverarci più di quanto farebbe chiunque altro. Non giudicandoci, ma essendo consapevoli della nostra propensione a lasciarci dominare dall’energia negativa, dalla nostra vulnerabilità, arriviamo all’autoconoscenza e impariamo ad accettarci così come siamo. Ciò ci consentirà a sua volta di vederci negli altri e di criticarli per questo sempre di meno. Come ha detto Massimo il Confessore, “non può possedere la libertà interiore chi non riesce a chiudere gli occhi sullo sbaglio del fratello, sia esso reale o apparente.” Ascoltare davvero, prestare davvero attenzione agli altri e così lasciare se stessi alle spalle, ci consente di aprire la via alla compassione verso tutti. Allora progressivamente smetteremo di giustificare noi stessi giudicando gli altri. “Il nostro obiettivo è trovare la via del ritorno verso il nostro centro creativo, dove pienezza e armonia sono già realizzate, per dimorare dentro noi stessi, abbandonando tutte le false immagini che abbiamo di noi, ciò che pensiamo di essere o che avremmo potuto essere, immagini che non esistono per davvero al di fuori di noi. Dimorare dentro noi stessi con l’onestà e la semplicità che distruggono l’illusione, ci porta ad essere sempre alla presenza del nostro Creatore.” (John Main Dalla parola al silenzio).

Questa è la sfida che incontriamo nella meditazione, se la facciamo in modo attento e amorevole, e questa è la redenzione. Così la esprime Laurence Freeman: “Redenzione è sapere con tutto il nostro essere chi siamo e da dove veniamo.” Nella profondità del nostro essere noi ricordiamo chi siamo veramente. Come ci rammenta Jung in Civiltà in transizione “Alla domanda continuamente posta ‘Che cosa posso fare?’ non conosco altra risposta che questa: Diventa ciò che sei sempre stato… La totalità che sei sempre stato senza saperlo.” Tutto questo non è facile, come leggiamo ancora nei Detti dei Padri del deserto: “Un anziano ha detto ‘ho passato 20 anni a combattere per arrivare a vedere tutti gli esseri umani come un solo essere.”

Kim Nataraja