Letture settimanali 18 giugno 2017

L‘impegno di fede non è semplicemente intellettuale o dialettico. Non è che decidiamo di “credere” nelle idee della tradizione cristiana. Piuttosto, è che abbiamo il coraggio e, nel vero senso della parola, l’avventatezza, di aprirci a ciò che non conosciamo, l’insondabile ed il veramente misterioso… Permettiamo a noi stessi di “conoscere”, nel senso biblico del termine,  il mistero o, ancora meglio, di essere conosciuti da esso. Permetterci di conoscere questo mistero […] è seguire il precetto evangelico fondamentale di diventare semplici, svegli, come bambini. Sebbene riconosciamo, con non molta sorpresa, che queste qualità vengano così facilmente dimenticate nell’ambito della tradizione, esse sono a fondamento del Vangelo. La fede non è una questione di sforzo, ma di apertura.

Abbiamo bisogno di vedere la fede […] come apertura e come un modo di essere  positivo, creativo, sensibile, lontano miglia dalle mere passività e quietismo. L’efficacia di tutto ciò che facciamo dipende dalla qualità di “presenza” di cui godiamo. Ed essere aperti implica certe altre qualità: come l’essere fermi, perché non possiamo essere aperti a ciò che è “qui” se rincorriamo quello che pensiamo sia “là”; come l’essere silenziosi, perché non possiamo ascoltare o ricevere a meno di non prestare la nostra intera attenzione; come l’essere semplici, perché quello a cui accediamo è la pienezza e l’integrità di Dio. Questa condizione di apertura come insieme di immobilità, silenzio e semplicità è la condizione della preghiera: la nostra natura e la sana armonia con l’essere e la natura di Dio.

La meditazione è il nostro modo di essere pienamente umani e pienamente vivi.

Brano tratto da John Main OSB, “Letter Four,” LETTERS FROM THE HEART (New York: Crossroad, 1988), pp. 63-64.